Lettere scritte a mano dal robot sono un’innovazione del 1774

Ironicamente, la celebre frase di Cartesio “Penso, dunque sono” fu scritta 250 anni fa da un androide meccanico, dando così il via all’“automazione della scrittura manuale”. Progettato per avere l’aspetto di un ragazzo, “lo scrivano” fu creato dall’orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz nel 1744. Era un vero capolavoro meccanico, ed è funzionante ancora oggi. Questi macchinari tuttavia avevano come scopo principale l’intrattenimento.

L’automa di Jaquet-Droz non era in grado di pensare, ma ha fatto scattare la scintilla per una grande domanda: “Un giorno le macchine potranno ragionare come gli uomini?” Nel frattempo, i computer e l’informatica sono diventati parte integrante della nostra vita. I computer di oggi giocano a scacchi, ci parlano, smistano la posta e alcuni sono perfino in grado di scrivere poesie.

Gli algoritmi computerizzati gestiscono fino all’80% degli scambi di tutte le borse e gestiscono attivamente portafogli finanziari. Mancava giusto una cosa: la scrittura manuale. Quel sistema di scrittura manuale 1.0, quel corsivo su carta prodotto dal movimento di una piuma d’oca è rimasto un ostacolo insormontabile per la digitalizzazione, nonostante i simpatici automi di Pierre Jaquet-Droz.

La scrittura manuale nell’era digitale

Negli ultimi 30 anni, l’avvento delle tastiere su tutti i dispositivi moderni ha fatto dimenticare a molte persone la propria grafia. Non solo i “nativi digitali” ormai raramente scrivono con carta e penna, ma dato che l’elettronica ha reso antiquata la posta ordinaria, l’emozione di ricevere una vera lettera scritta a mano è un evento da tenere in grande considerazione. Chi desidera mettersi in buona luce con i propri amici/clienti, con una lettera scritta a mano sicuramente si farà notare rispetto al costante flusso di posta elettronica indesiderata.

Un recente studio condotto in Germania ha mostrato come l’80% dei tedeschi sia entusiasta quando riceve una lettera scritta a mano nella propria cassetta delle lettere. I robot non sono ancora in grado di pensare, ma possono studiare la nostra grafia al punto da riprodurla su carta con una penna a sfera o una penna stilografica.

Oggi è perfino possibile combinare tecnologia e scrittura manuale autentica. In quanto metodo di comunicazione personale e umano, l’effetto emotivo della scrittura a mano è molto ricercato in alcuni settori. E cosa c’è quindi di più ovvio di un’integrazione perfetta di tali soluzioni in un CRM, e con sistemi helpdesk già esistenti?

Grazie all’open API (Application Programming Interface) di Pensaki, per la prima volta questo è possibile. Il risultato è una scrittura manuale in grado di sorprendere ed emozionare i destinatari, in particolare quando il mittente mostrerà di aver “effettivamente impugnato” una penna.

Nonostante la tecnofilia e le interfacce digital-to-offline, non bisogna dimenticare che molte persone desiderano comunque leggere delle lettere scritte a mano. Mancano soltanto gli ingredienti necessari: principalmente il tempo e una buona calligrafia. Quello che rimane, al contempo, è un maggiore spazio per gli esperimenti creativi, poiché il contenuto dipende ancora totalmente dal mittente: potrebbe essere un messaggio dalla bacheca di Facebook, delle istruzioni per un gioco di ruolo, una lettera d’amore o semplicemente un messaggio di ringraziamento.

Quindi, a dispetto di tutti gli avanzamenti tecnologici che semplificano le nostre vite, dipende ancora da noi come usare il nostro cervello per pensare a cosa vogliamo scrivere, a chi e perché.